lunedì 2 ottobre 2017

Intervista all'Autore: Mirko Zilahy

Amici dei Libri!

Questo, per me, è un lunedì molto emozionante poiché vi porto l'intervista che ho avuto l'opportunità di fare a Mirko Zilahy, punta di diamante italiana nel panorama contemporaneo del thriller psicologico, che ringrazio dal profondo del cuore.



Avete letto i suoi romanzi? Raccontatemi tutti nei commenti!

E: partiamo dalle cose semplici (wink!): come disegneresti un’ipotetica mappa che evidenzia le tappe della tua evoluzione professionale in ambito letterario?

MZ: Roma-Dublino-Roma: formazione universitaria a Roma Tre; ricerca e insegnamento al Trinity College, redattore-editor-traduttore e infine scrittore quando sono tornato a Roma. Bel giro, no?!

E: la tua carriera è costellata di esperienze affascinanti: potresti fare un parallelo tra l’essere traduttore e editor, e l’intraprendere il mestiere della scrittura? Ci sono delle similitudini tra le professioni?

MZ: la traduzione è il mestiere più difficile, impervio, misconosciuto e misero (solo in Italia), ma anche il più bello, quello che ti dà soddisfazioni vere, profonde e ti svela il cuore della scrittura di un autore. L’editor è una figura multiforme, un po’ angelo custode, un po’ mercante, un po’ censore. Scrivere romanzi invece mi fa sentire (illusione) libero, senza un testo di riferimento, un autore, o simili a cui guardare mentre scrivo. Ci sono solo io e l’universo che ho creato dal nulla. Il mio animo anarchico ci sguazza. 

E: dalla storia narrata in “E’ così che si uccide” trapela una particolare affezione del protagonista nei confronti di Roma, grande protagonista del romanzo. Tu sei nato lì, che rapporto è il vostro? Assomiglia a quello che c’è tra lei e Mancini?


MZ: Sono stato lontano per anni, prima a Latina per le scuole medie e superiori poi durante il mio dottorato a Dublino, perciò ho sempre desiderato tornare, ma una volta che ci sono riuscito mi sono accorto che non era più come quella che ricordavo da piccolo. Perché ovviamente erano passati tanti anni ed era cambiata, e perché ero cambiato anche io, non la vedevo più con gli occhi innamorati di un bambino. Da questa doppia anima nascono le mie pagine su Roma, la città più bella del mondo, piena di ombre.

E: ancor prima dell’uscita del tuo primo romanzo sì è iniziato a gridare al caso editoriale, a ragion veduta! C’è qualcosa che pensi possa aver contribuito in particolar modo a raggiungere tali meravigliosi risultati ottenuti? Ti aspettavi un riscontro totalmente positivo o temevi il giudizio dei lettori? 

MZ: Il giudizio dei lettori è sempre benvenuto e a volte anche prezioso, se è fatto in buona fede. Per ciò che riguarda “il caso editoriale” sicuramente devo molto alla mia agente, Laura Ceccacci, al mio editor in Longanesi Fabrizio Cocco che ha creduto in me leggendo solamente una cinquantina di pagine di quello che sarebbe diventato È così che si uccide e forse un po’ anche al mio contorto percorso professionale.  

E: è stato molto interessante scoprire che hai scelto di far utilizzare le e-mail al killer come mezzo di comunicazione, o almeno così sembra……
Cosa pensi della diffusione della tecnologia in relazione alla criminalità e alla pericolosità dell’essere umano?

MZ: da un punto di vista professionale, sicuramente tutta questa tecnologia toglie qualcosa al romanticismo di certe atmosfere e di certi strumenti di una volta e soprattutto complica la vita degli scrittori di thriller che devono fare i conti con un sacco di innovazioni. Il web, in particolare, è qualcosa con cui bisogna fare i conti e può essere uno spunto interessante con tutti i crimini telematici del nuovo millennio.

E: La “manomissione” degli organi di un cadavere è certamente una pratica agghiacciante, che ha reso alla perfezione la freddezza e la follia che alimenta una mente malata; così come i particolari del ritrovamento del frate vittima della follia omicida durante lo svolgersi della vicenda. Ci racconti che tipo di ricerche hai effettuato per riuscire a descrivere con tale maestria sia le procedure d’indagine che la personalità e le azioni dell’assassino? Ti è capitato anche di studiare casi di cronaca che, purtroppo, fanno parte della storia? 

MZ: cerco di tenere la cronaca nuda e cruda fuori dai miei libri. La realtà è una cosa la fiction un’altra. Però certamente ho studiato manuali di criminologia e casi italiani e stranieri di serial killer per farmi un’idea dei miei assassini in È così che si uccide e ne La Forma del Buio. Poi ho un amico criminologo che disturbo di tanto in tanto per qualche dritta tecnica.

E: cosa puoi dirci della trasformazione di Mancini nel secondo capitolo della serie “La forma del buio”? 

MZ: come ogni personaggio che si rispetti anche Enrico Mancini evolve, ma la sua parabola non è certamente lineare e lo troviamo alle prese con una trasformazione dolorosa e necessaria che lascio però scoprire ai lettori.

E: Quando ho letto le prime due righe della sinossi di “La forma del buio” ho fatto i salti di gioia! Sono da sempre affascinata dalla mitologia e scoprire che se ne sarebbe parlato nel nuovo romanzo ha aumentato di gran lunga la mia curiosità e il mio entusiasmo. Come mai hai scelto questo filo conduttore?

MZ: sono sempre stato ossessionato dalla mitologia classica, e dai suoi mostri. Mia madre mi leggeva di Icaro e Dedalo, del labirinto e del Minotauro e tutto questo, organizzato a dovere, è rientrato nella storia del nuovo serial killer di Roma, lo Scultore.

E: Nella nota d’autore di “E’ così che si uccide” hai raccontato di provenire da una famiglia di “Donne lettrici” e di aver trasposto alcune delle loro caratteristiche nei personaggi femminili dei tuoi romanzi. Puoi raccontarci qualcosa in più a questo proposito?

MZ: è così. Sono nato e cresciuto tra sole donne e tra i libri che loro leggevano. Mia madre soprattutto ha insistito una vita a farmi leggere, quando ero più interessato ad altre cose. Poi, a un certo punto, è scattata la scintilla. Con Il Ritratto di Dorian Gray. Da lì non mi sono più fermato. Nei miei romanzi le donne hanno ruoli fondamentali, sempre. Ogni svolta, colpo di scena o riflessione vive della loro energia e viene da loro. Dalle mie donne ai miei personaggi femminili. La memoria e la forza.

E: Se ti chiedessi di individuare il personaggio a cui sei più legato e quello che ti ha reso più difficile la caratterizzazione? 

MZ: Rocchi, il medico legale. Non volevo fosse stereotipato, lo volevo preciso ma stralunato e ho dovuto costruirgli una famiglia molto particolare alle spalle… 

E: Ho cercato di porti esclusivamente domande originali ma una “banalità” me la devo concedere: quale è stato il libro che ti ha fatto capire che ti saresti occupato di letteratura per tutta la vita? Hai un autore che ispira la tua filosofia di vita e/o professionale? 

MZ: Forse Bram Stoker, ai tempi della Tesi di Laurea. Amo molto Wilde, la sua penna, il gusto e ogni singola idea che la sua mente ha mai partorito.

E: Sei consapevole di aver creato una vera e propria dipendenza in noi che, non appena terminiamo un capitolo della serie, bramiamo stringere tra le mani quello successivo?

MZ: Be’, grazie. Allora spero di diventare il vostro pusher di fiducia!!! Il terzo è in cantiere ;-)

Niente male, vero? <3 

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