martedì 10 luglio 2018

Winchester House: la leggenda diventa film e graphic novel

Buonasera Amici dei Libri e buon martedì!

Oggi facciamo una curiosa analisi che vede protagonista una leggenda americana che, in questa prima metà del 2018, è stata trasposta cinematograficamente ed anche messa su carta, sotto forma di graphic novel, ad opera di Mondadori Ink.



La leggenda ruota intono ad una donna che vive in una perenne condizione di lutto profondo, dopo aver perso la figlia e il marito, entrambi di tubercolosi. Pare che Sarah, consumata giorno dopo giorno dal dolore, abbia deciso di apportare delle modifiche strutturali alla residenza che ha ereditato, senza però riuscire mai a fermarsi. Gli operai, fedelissimi e instancabili, lavorano ininterrottamente per accontentare le sue richieste che sembrerebbero quasi essere commissionate da terzi, senza pace.



Io, da brava psicopatica quale sono, ho letto la graphic novel prima di vedere il film e non posso nascondere di aver avuto qualche difficoltà: probabilmente concentrata eccessivamente sui disegni che ho trovato più che eccezionali, accattivanti e particolarmente emotivi, ho seguito con scarsa attenzione gli avvenimenti che, in realtà, sommariamente già conoscevo. 

Ho letteralmente amato il modo in cui il tratto dell'illustratore sia stato in grado di farmi perdere nei meandri dell'enorme e irrequieta villa, che ho percepito come un vero e proprio personaggio "in vita" nel corso di tutta la lettura. Il senso di inquietudine che fisiologicamente questa storia trasmette, raggiunge forte e chiaro chi la legge, trascinandolo in un circolo vizioso che a stento riesce ad abbandonarlo una volta girata l'ultima pagina. 

Non ho trovato ci fosse un'attenta caratterizzazione dei personaggi ma credo che questo sia dovuto sia al genere cui appartiene l'opera che alla forte e autonoma personalità della protagonista che, quasi in sordina, sommerge chiunque altro orbiti intorno a lei.

Sostanzialmente appagata dalla lettura del romanzo grafico, ho intrapreso la visione del film che posso dire abbia sufficientemente soddisfatto le mie aspettative, senza infamia e senza lode.


Per citare nuovamente la mia psicopatia, sono stata molto attenta a scovare tutte le modifiche, sottili o evidenti, che sono state apportate durante la trasformazione in film. Ho decisamente apprezzato che abbiano modificato il ruolo del "nuovo arrivato", rendendolo uni psichiatra invece che un ennesimo operaio pronto ad iniziare a lavorare alla residenza; credo che l'espediente con cui il medico è stato mandato dalla Vedova, ovvero appurarne clinicamente la sanità mentale, risulti molto più credibile oltre che accattivante. 


L'attrice che interpreta Sarah mi ha sorpresa, seppur non sia riuscita a convincermi pienamente: in fase di sceneggiatura credo abbiano decido di addolcire un po' la personalità incredibilmente spigolosa della donna, finendo però per esagerare. Durante la prima mezz'ora di film la rigidità è stata sostituita da un velo di sarcasmo spinoso che ho adorato ma, finito il momento delle contestualizzazioni, Sarah ha perso totalmente la sua vena caratteristica, "calandosi un po' le braghe" se mi passate il neologismo.

Per il resto ho apprezzato moltissimo la fotografia e gli effetti speciali, per non parlare di come è stata resa la villa, in maniera così accurata da far girare la testa. Anche in questo caso, ahimè, non credo sia stato dato il giusto spazio a questa immensa protagonista che, certo, è protagonista quanto Sarah e ciò che avviene al suo interno ma dà la perenne sensazione di starsene in disparte. 


Concludo suggerendo ai registi di horror di concentrarsi meno sugli "spaventi sulla sedia" (esiste un termine tecnico che, però, al momento non mi sovviene), e dedicarsi a qualche plot twist che ancora sia in grado di inquietare chi ama guardare questo genere film. Restando sempre umile amici Spierig, ma c'è della necessità in proposito. 

2 commenti: